Workshop n. 3

CPT/CIE un esperienza discriminatoria e fallimentare. Quali alternative?
La corretta informazione sui CIE per un ripensamento delle politiche repressive attuate in questi anni in Italia

Moderatore: Stefano Galieni

Premessa: Ogni anno centinaia di persone finiscono nei CIE, tra di loro ci sono persone che con il lavoro hanno perso il permesso, migranti che aspettano la risposta per una sanatoria o un decreto flussi, vittime di tratta, richiedenti asilo, ragazzi nati e vissuti in Italia che alle volte neanche conoscono il loro paese di provenienza. Ma conosciamo i CIE? Il primo aprile 2011 la circolare del ministero degli interni n. 1305 vieta ai giornalisti l’accesso nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Dopo quasi un anno l’attuale ministro dell’Interno la ritira ma di fatto l’accesso a tali centri continua a essere difficoltoso. Il 2 agosto la legge n. 129  prolunga il “trattenimento” nei CIE da 6 a 18 mesi. A novembre i giornali riportano la storia della sig.ra Adama che per aver cercato di denunciare delle  violenze subite, si vede rinchiusa in un CIE dalle stesse forze di polizia da cui cercava protezione. Questa storia scuote l’opinione pubblica. Molte persone e associazioni si mobilitano e inizia la campagna nazionale per la sua liberazione. Il giudice di pace non convalida la detenzione e la signora può tornare libera.

Obiettivi: una politica repressiva e punitiva nei confronti del fenomeno migratorio ha influenzato per molto tempo l’opinione pubblica nazionale facendo credere che i CIE fossero un mezzo utile e necessario per combattere l’illegalità, l’irregolarità e la criminalità. Contemporaneamente un circolare del Ministero degli Interni non permetteva agli organi dell’informazione e alle associazioni di poter accedere a tali centri.  Perché? Cosa non doveva essere visto? Cosa è successo in questi mesi, in particolare a seguito del prolungamento della detenzione da 6 a 18 mesi? Qual è oggi lo stato di informazione sui CIE? Quanto è informata l’opinione pubblica  su ciò che vi succede al suo interno? Quali sono e cosa hanno messo in evidenza le campagne attualmente in atto sui CIE?

Sui CIE si sa poco, sia sulla loro gestione, sia sui loro costi. Negli ultimi anni alcune gestioni di tali centri sono state messe sotto accusa. Chi deve controllare la regolarità del loro funzionamento? Quanto ci costano? E’ quanto invece si spende per l’accoglienza? Quanta trasparenza esiste in materia di assegnazione bandi e gestione di tali strutture?
Nei CIE vengono rinchiusi ragazzi nati e cresciuti in Italia i cui genitori hanno perso il permesso di soggiorno, vittime di tratta, richiedenti asilo ma anche persone che per lungo tempo hanno avuto un permesso che hanno poi perso con il lavoro a causa della crisi. Quanto i CIE sono effettivamente necessari in un paese civile? Quali sono le alternative possibili? Le leggi che hanno regolato il fenomeno migratorio negli ultimi vent’anni hanno dato sicurezza o creato maggiori possibilità di irregolarità?

Destinatari: questo Workshop è indirizzato a tutte e a tutti coloro che intendono approfondire la loro conoscenza sulle condizioni di trattenimento dei migranti all’interno dei CIE e a tutti coloro che possono dare informazioni al riguardo, in un ottica di scambio e di approfondimento. In particolare è indirizzato agli operatori dell’informazione e ai legali che hanno avuto esperienze dirette con i CIE, alle associazioni che si interessano ai diritti umani e vogliano capire cosa ha generato la politica securitaria di questi ultimi 20 anni.

Quindi tutte e tutti coloro che ritengono importante impegnarsi su questi temi sono invitati a partecipare e portare il loro contributo al workshop.

Leggi il report conclusivo del workshop (.pdf)

 

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